concia della pelle
Cos’è la concia?

Scarpe, portafogli, cinture, giacche: usiamo tutti i giorni prodotti in pelle, ma sappiamo pochissimo sulla lavorazione necessaria per trasformare la pelle degli animali in un prodotto effettivamente utilizzabile

Sul nostro negozio online dedicato alla vendita di prodotti per scarpe presentiamo tutti gli accessori che un appassionato di scarpe e di oggetti in pelle potrebbe desiderare: dai lucidi alle spazzole, passando per le vernici e per i prodotti per la pulizia delle scarpe in pelle, non manca davvero niente. Ma per pulire e curare al meglio i propri oggetti in pelle non basta avere a propria disposizione i prodotti e gli accessori giusti: è necessario anche conoscere la pelle, capirne le caratteristiche, i punti di forza e, al contrario, i punti deboli. In altre parole, quindi, è necessario capire come è stata lavorato quel particolare materiale prima di arrivare fino a noi. Per questo motivo, oggi, pensando a tutti gli amanti della vera pelle che leggono queste pagine, abbiamo deciso di concentraci sulla concia della pelle, spiegandone i passaggi  principali e il significato.

Che cos’è la concia?

Quando si parla di concia della pelle, nel linguaggio comune, si tende a fare riferimento all’intero processo di lavorazione della pelle degli animali. In realtà, come vedremo tra poco, la concia è solamente uno dei tanti passaggi necessari per trasformare la cute animale in un materiale resistente e duraturo. E sta proprio qui la ‘magia’ della concia: questo processo permette di trasformare della pelle putrescibile, e quindi destinata a marcire in pochi giorni, in qualcosa che può durare per tantissimo tempo. Pensa un po’ a quegli uomini che, migliaia di anni fa, scoprirono casualmente che, affumicando la pelle – o immergendola nell’acqua con dei particolari vegetali – si poteva renderla duratura e resistente!
E non è tutto qui. Va anche sottolineato il fatto che le concerie, nella stragrande maggioranza dei casi, lavorano la pelle di animali destinati al macello. Questo significa, quindi, che i pellami che entrano in conceria sono dei sottoprodotti dell’industria alimentare, così da trasformare la concia stessa in un processo di recupero e valorizzazione di uno ‘scarto’.

La lavorazione della pelle, in sintesi

Le concerie italiane contano in tutto 18mila addetti: praticamente da sempre l’industria italiana è leader mondiale per quanto riguarda il valore, producendo circa il 20% del valore del settore a livello internazionale. Eppure della concia, i non addetti, sanno poco o nulla.

Bisogna dunque sapere che, una volta scuoiati gli animali, le pelli vengono immediatamente passate a dei trattamenti di conservazione, così da bloccare lo sviluppo dei batteri. Questo primo trattamento, che può essere realizzato in vari modi, è seguito dal rinverdimento, che serve a ridonare alla pelle la morbidezza persa in fase di conservazione, reidratando le fibre.

Si passa a questo punto al calcinaio (per approntare la pelle ai prossimi processi) e alla depilazione (effettuata con prodotti chimici). Nel caso di pelli spesse vi è poi la spaccatura, che consiste nel dividere il pellame in più strati, tenendo sempre in considerazione che il fiore, ovvero lo strato superiore, è quello più ricercato e dunque prezioso.

I passaggi prima della concia vera e propria, a questo punto, sono ancora tanti. C’è infatti la scarnitura, che prevede di togliere tutti i tessuti in eccesso, come per esempio il grasso superfluo che resta attaccato alla pelle. Si passa poi alla decalcinazione, che oggi viene realizzata con degli acidi appositi, mentre in passato veniva fatta con dello sterco, e quindi alla macerazione, che ha lo scopo di rendere i pellami più ‘assorbenti’ in vista della concia. Infine, prima di passare alla concia, si effettua il piclaggio, operazione che ha lo scopo di bloccare del tutto ogni possibile processo di macerazione del pellame. Il pellame, a questo stadio, prende il nome di Pickel. A questo punto, finalmente, il semilavorato può passare alla concia vera e propria.

La concia serve per dare alla pelle la resistenza necessaria all’usura, nonché l’impermeabilità all’acqua e la permeabilità all’aria e al vapore (così da essere un minimo traspirante). Vi sono diversi tipi di concia. La più diffusa è quella al cromo, usata per circa l’80% delle pelli lavorate a livello mondiale. Esistono però anche la concia al vegetale, nonché la concia al ferro, all’olio, alle aldeidi e via dicendo, ognuna delle quali presenta delle caratteristiche differenti.

Non bisogna però pensare che, dopo la concia, la pelle sia pronta per essere usata per confezionare scarpe, divani o altri oggetti in pelle. Nossignore: sono necessari tanti altri passaggi, come la pressatura, la riconcia, la tintura, l’ingrasso, l’essiccamento, la palissonatura, la volanatura, la smerigliatura e via dicendo.

Insomma, quella conciaria è un’arte complessa e difficile: per un vero appassionato di oggetti in pelle, però, conoscerne gli elementi fondamentali è un vero e proprio must!

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